Sentire voci: capire e affrontare
Sentire una voce che nessun altro sente è più frequente di quanto si creda, e non significa automaticamente ciò che si teme. Questa guida spiega che cosa ha stabilito la ricerca, perché alcune persone ne soffrono molto e altre pochissimo, quali strategie aiutano nella vita quotidiana, e perché un parere medico è sempre il primo passo.
Dott. Zayan Al-Falasi, medico psichiatra
In breve
Questa guida si rivolge agli adulti che sentono voci — che sia stata posta una diagnosi oppure no — e alle persone a loro vicine. Descrive ciò che la ricerca ha mostrato: il fenomeno esiste nella popolazione generale, in persone senza alcun disturbo; le sue cause sono molteplici; e ciò che determina la sofferenza non è tanto il contenuto delle voci quanto ciò che si crede sul loro conto. Propone strategie di adattamento concrete, dice quando bisogna rivolgersi con urgenza a un medico, e ricorda una regola assoluta: non si modifica né si interrompe mai da soli una terapia prescritta.
- Tema
- Psicosi
- Per chi
- Per sé
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Il programma
Questa guida è un contenuto di psicoeducazione. Non sostituisce un consulto. Sentire voci giustifica sempre un parere medico: vedete le sezioni 9 e 24. Consultate con urgenza se le voci ordinano di farvi del male o di fare del male a qualcuno, se si accompagnano a confusione, a febbre o a un cambiamento brusco dello stato generale, oppure se pensate di morire: vedete la sezione 20, e in caso di pericolo immediato, chiamate i servizi di emergenza. Non interrompete mai da soli una terapia che vi è stata prescritta, e non modificatene le dosi: parlatene con lo psichiatra o il medico che vi segue. Contate cinquanta minuti di lettura.
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Cosa contiene il seguito
- 3. Più frequente di quanto si creda
- 4. Che cosa significa, e che cosa non significa
- 5. Le cause possibili
- 6. Perché alcune persone soffrono e altre no
- 7. Che cosa dice la ricerca
- 8. Fare il punto
- 9. Il bilancio medico: il primo passo
- 10. Il sonno
- 11. Le sostanze
- 12. Le strategie di adattamento quotidiane
- 13. Gli ordini: non obbedire
- 14. Lavorare su ciò che si crede delle voci
- 15. Il piano, settimana per settimana
- 16. I trattamenti psicologici
- 17. I farmaci
- 18. Quando si fa resistenza
- 19. Le situazioni particolari
- 20. Le emergenze
- 21. Le persone vicine
- 22. Lo sguardo degli altri, il lavoro e gli studi
- 23. Prevenire le ricadute
- 24. Quando consultare, e che cosa chiedere
- 25. Domande frequenti
- 26. Da ricordare
- 27. Fonti e fondamenti
Domande frequenti
Sto impazzendo? È la prima domanda di quasi tutti, e merita una risposta chiara: sentire una voce non significa questo. Il fenomeno esiste nella popolazione generale in persone senza alcun disturbo, e ha cause molto varie, alcune banali e transitorie. Ciò che conta è farsi valutare.
Ho per forza una schizofrenia? No. È una causa possibile tra le altre: mancanza di sonno, lutto, sostanze, cause mediche, trauma, depressione grave, tra le altre. Solo un esame permette di dirlo.
Le voci spariranno? In alcune persone sì, in particolare quando viene trovata e trattata una causa reversibile. In altre persistono e diventano molto meno invadenti. Entrambi gli esiti sono miglioramenti, e il lavoro proposto qui punta anzitutto al disagio e alla vita quotidiana.
Devo rispondere alle voci? Non siete mai obbligati a obbedire loro. Alcune persone trovano utile rivolgere loro una frase breve e ferma; altre preferiscono non avviare alcuno scambio. Ciò che conta è non sottomettersi e non lasciarsi trascinare in una lite senza fine.
Che cosa faccio se una voce mi dice di farmi del male? Non obbeditele, non restate soli, e consultate senza aspettare: è un'emergenza. Chiamate i servizi di emergenza o recatevi al pronto soccorso, come indica la sezione 20.
La cannabis può essere in causa? Sì. La relazione tra cannabis e rischio psicotico è stabilita, in particolare per un consumo frequente di prodotti concentrati. In una persona che sente già delle voci, aggrava in genere i sintomi. L'interruzione è la misura più utile.
Sto meglio, posso interrompere la terapia? No, non da soli. È una delle cause più frequenti di ricaduta, e il miglioramento è spesso l'effetto della terapia stessa. Se desiderate ridurla o interromperla, è una discussione da avere con lo psichiatra, e si prepara e si sorveglia.
I farmaci mi trasformeranno in uno zombie? Gli effetti indesiderati esistono, sono variabili secondo le molecole e le persone, e non vanno subiti in silenzio. Molti possono essere ridotti con un aggiustamento o un cambio. Diteli, non sopportateli.
Devo dirlo al mio datore di lavoro? Nulla vi obbliga. Potete chiedere adattamenti senza entrare nei dettagli. Un medico del lavoro, dove esiste, può aiutarvi. Parlatene liberamente con i vostri curanti, scegliete per il resto.
Posso lavorare e avere una vita normale? Sì. Molte persone lavorano, studiano, vivono in coppia, crescono dei figli. I dispositivi di sostegno all'impiego migliorano nettamente l'accesso al lavoro, e il lavoro stesso è spesso protettivo.
La mia persona cara rifiuta di farsi vedere. Che cosa posso fare? Restate presenti, non affrontate il contenuto delle voci, esprimete la vostra preoccupazione parlando di ciò che osservate, proponete una visita dal medico di base piuttosto che da uno psichiatra se è più accettabile, e chiedete consiglio per voi stessi. In caso di pericolo immediato, chiamate i soccorsi.
Perché le voci sono peggiori la sera? Spesso perché la stanchezza si accumula, l'attività diminuisce, il silenzio si installa e l'attenzione è meno occupata. È una regolarità molto frequente, e indica direttamente che cosa fare: prevedere attività e un sottofondo sonoro nei momenti a rischio, e curare il sonno.
I gruppi di uditori di voci valgono la pena? Molte persone vi trovano un sollievo importante: parlare senza essere giudicati, scambiare strategie, uscire dall'isolamento. Non è un trattamento e non sostituisce il percorso medico, ma vi si aggiunge molto bene.